mercoledì 9 gennaio 2008

SOGNO E REALTA'

Com'è cieco colui che immagina
e progetta qualcosa
fino ai più realistici dettagli.
e quando non risce a darne conto interamente
con misure superficiali e prove verbali,
crede che la sua idea
e la sua fantasia siano vanità!
Se invece riflettesse con sincerità,
si convincerebbe che la sua idea è reale
tanto quanto l'uccello in volo,
solo che non è ancora cristalizzata;

e capirà che l'idea è un segmento

di conoscenza

ancora ineslicabile in cifre e parole,
poichè troppo alta e troppo vasta
per essere imprigionata
nel momento presente;
ancora troppo profondamente immersa

nello spirituale
per piegarsi al reale.

"A treasury of Kahlil Gibran"


Cinguettio,

osservo il mondo assopita,

odo solo un cinguettio.

È un mondo immobile,

silenzioso,

guardo ma non vedo.

Gli alberi: solo barriere che impediscono

allo sguardo di perdersi nell'infinito;

ma egli si perde comunque.

Le case: realtà celate che non mi appartengono.

Le nuvole: solo sogni irraggiungibili e felicità fuggevoli.

È un mondo vuoto e statico;

in me

l'unico elemento mobile:

una lacrima.

Si affaccia al mondo e subito muore.

La sua è una morte fisica,

la mia è interiore.

Non si vede,

ma ottenebra come un velo nero,

sconvolge come un tornado,

acceca come la sabbia del deserto sollevata dal vento.

Mi abbandono.

Questo corpo mi soffoca,

ed io non posso liberarmene.

Sono rinchiusa in questa prigione, incredibilmente sola;

nessuno mi può raggiungere;

solo il Cinguettio degli uccelli.

sabato 27 ottobre 2007

"La Poesia vince il silenzio di mille secoli"

mercoledì 26 settembre 2007


Ti aspetto mio mare!


Voglio essere la tua dolce riva

che accoglie le tue turbolenti acque.

Ti aspetto come il deserto aspetta le
sue piogge.

Ti aspetto in un angolo di paradiso

tra l'indifferenza della gente

che non ha più sogni nè desideri.
Ti aspetto perchè..sei la mia aria,

la mia ormai totale follia!

domenica 16 settembre 2007

A Zacinto

Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacquel
e tue limpide nubi e le tue fronde
l'inclito verso di colui che l'acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.

venerdì 14 settembre 2007

Dolce ed impetuoso
come un amante.
Ti guardo.
Mi affascini.
La tua voce entra nella mia mente.
Mi lascio accarezzare dalle tue onde.
Brividi.
Il tuo continuo movimento ,
culla i miei pensieri e li porta vialaggiù,
dove l'orizzonte si confonde con il cielo.

mercoledì 22 agosto 2007

Ti porto via
dalla plancia di comando
di questo cimitero
che prende il mare.
Vecchia cellula erosa
abituata ai venti,
ne guido l'abside di vedetta.
Tu nel ponte, sottocoperta, primo
mio viaggiatore amato,
a cui devo l'onore del viaggio.
Non ti proteggerò dal lungo buio
delle notti,
ma sarò lucciola perenne che brucia
con la tua,
sfarfallando negli anni.
La terra si è ricoperta di fiori,
e io guido la carica della nave
su cui ti sei imbarcato senza dirmi
neanche "ciao" (e lo avresti voluto,
anche per essere un'ultima volta mio).
Daniele Piccini